Generale
Una verifica
finale del sistema sviluppato per le analisi off-line è
stata
effettuata facendo riferimento ad un caso
reale, ed in particolare ad un’area campione di 36x50km circa
per
la
quale sono disponibili dati geologici e geotecnici. Tale zona
è stata individuata nell'area del comune di Fabriano colpita
dal
terremoto che ha interessato le Regioni Umbria e Marche nel
Settembre-Novembre 1997.
Gli effetti
prodotti dal
terremoto in questa zona sono stati oggetto di
osservazione diretta sin dai primi giorni dell'evento da parte di
istituti specializzati, e in particolare sono disponibili uno strudio
di microzonazione sismica a cura del GNDT (Gruppo Nazionale per la
Difesa dai Terremoti, Marcellini e Tiberi, 2000) e numerosi articoli
pubblicati nella letteratura tecnica nazionale (ad es., Crespellani et
al., 2001; Cavallaro et al., 2001). La maggior parte dei dati
disponibili si riferiscono ad un’area di circa 4 chilometri
quadrati,
contenuta all’interno della più ampia area di
studio
selezionata.
La geologia
dell’area
è disponibile attraverso la carta
geologica. Per la zona ampia è stata utilizzata la
cartografia
geologica nazionale, mentre per la zona più piccola sono
stati
utilizzati riferimenti cartografici di maggior dettaglio, forniti
nell’ambito dello studio GNDT sopra citato.
L’analisi
è
composta di due fasi successive. In primo luogo
è stata calcolata, su base territoriale, la
pericolosità
sismica in roccia utilizzando il modulo di pericolosità. In
secondo luogo sono state condotte analisi di amplificazione di sito
tese a definire le caratteristiche dei parametri sismici alla
superficie dei depositi alluvionali o detritici presenti
nell’area di
studio. Le analisi di amplificazione sono state condotte sia su base
locale, effettuando analisi numeriche specifiche in corrispondenza di
due diverse verticali di indagine, sia su base territoriale,
utilizzando il modulo di amplificazione e le superfici di risposta in
corrispondenza dei nodi di una griglia di calcolo predefinita.
I risultati
ottenuti mediante
le analisi sopra descritte sono stati
confrontati con quelli ottenuti nel corso degli studi precedenti per
verificarne la congruità o metterne in luce, ove rilevanti,
le
differenze.
Analisi di
pericolosità in
roccia
L’analisi
di
pericolosità al bedrock per l'area di Fabriano
è stata effettuata utilizzando il modulo di
pericolosità
sismica sviluppato nel corso dello studio. I dati di input sono stati
definiti secondo i seguenti criteri:
Zonazione Sismica:
per rendere
confrontabili le stime di scuotimento
prodotte in questo studio con quelle presentate nello studio GNDT di
riferimento (Marcellini e Tiberi, 2000), è stata adottata la
zonazione sismica nazionale ZS4, proposta dal GNDT ed attualmente
utilizzata per le mappe di hazard a scala nazionale. Il modulo
è
tuttavia in grado di utilizzare ogni altro tipo di zonazione sismica, e
anche di valutare contemporaneamente diverse alternative mediante uno
schema ad albero logico.
Leggi di
attenuazione: sulla
base delle caratteristiche delle leggi di
attenuazioni sviluppate per l'Italia e a scopo di confronto con i
risultati ottenuti nello studio GNDT (Marcellini e Tiberi, 2000)
è stata utilizzata la legge di attenuazione per roccia di
Sabetta e Pugliese (1987). Il modulo è tuttavia in grado di
utilizzare ogni altro tipo di legge di attenuazione, e anche di
valutare contemporaneamente diverse alternative mediante uno schema ad
albero logico.
Catalogo sismico:
e' stato
redatto uno specifico catalogo sismico per
lo studio in questione. Tale operazione e' stata condotta utilizzando i
seguenti cataloghi sismici:
- CPTI Catalogo Forti Terremoti dal
-217-1992
- NT4 (GNDT) Catalogo parametri dei terremoti
“storici” dal 1000-1992
- CSTI (GNDT) Catalogo Strumentale dei Terremoti
Italiani 1981-1996
Le
attività per la
compilazione del catalogo hanno compreso
specifiche operazioni per l'eliminazione dei record doppi (controlli
via software o “visivi”) e per la
“declusterizzazione”. Il catalogo
sismico e la zonazione sismica utilizzata e' riportata in Figura 43.
Figura 43:
Catalogo sismico e
la zonazione sismica utilizzata
Per ogni zona
sismogenetica e'
stata effettuata un'analisi di
completezza allo scopo di individuare, per ogni classe di magnitudo,
intervalli temporali del catalogo sismico sufficientemente
rappresentativi. Tale operazione ha consentito di stimare
attraverso una procedura di maximum likelihood, per ogni zona
sismogentica, i parametri della relazione di Gutenberg-Richter: alfa,
beta e Mmax. Per i parametri alfa e beta è stato possibile
derivare una incertezza definita dalla deviazione standard
del
parametro stesso, per Mmax si è assunta una deviazione
standard
pari a 0,5.
L’analisi
di base,
utilizzata per confronto con lo studio GNDT,
è stata effettuata senza considerare alcuna
variabilità
nei parametri di input, trascurando pertanto l’incertezza dei
parametri
di input (o epistemica). Per alcuni casi di esempio, tuttavia, gli
spettri di risposta in roccia e alla superficie sono stati calcolati
tenendo conto dell’incertezza epistemica, con riferimento al
50° ed
all’84° percentile. Tale operazione e' stata condotta
utilizzando
una approccio ad albero logico: ogni “ramo”
rappresenta una
specifica
realizzazione della pericolosità a cui è
assegnato un
“peso”. In tale ottica, il principale prodotto
della
analisi di
pericolosità condotta su Fabriano è
rappresentato, per
ogni valore di frequenza spettrale (PGA, 1Hz, ecc.) da un fascio di
curve di pericolosità. Ogni curva rappresenta la
realizzazione
di un “ramo” dell'albero logico. Un esempio di
curve di
pericolosità per la PGA e per un periodo di 0,15 s
è
presentato nella Figura 44.
Figura
44: Curve di
pericolosità per la PGA e per un periodo di 0.15
Nel caso di
Fabriano gli esempi
di analisi con incertezza epistemica
sono stati condotti considerando esplicitamente la
variabilità
dei soli parametri della relazione di Gutenberg-Richter. Questo per
facilitare il confronto con il caso base. D’altra parte, come
già menzionato, il sistema può considerare leggi
di
attenuazione alternative e anche zonazioni sismiche alternative, ove
rilevante.
Il modulo del
calcolo della
pericolosità ha consentito di
calcolare, per ogni nodo della griglia di calcolo in cui è
stata
suddivisa l'area di Fabriano e per ogni frequenza spettrale, una curva
di pericolosità (caso base) oppure un insieme di circa
10.000
curve di pericolosità (caso di esempio con considerazione
dell’incertezza epistemica) su roccia. Le curve ottenute
costituiscono
parte dell’input del modulo di amplificazione locale, tramite
il
quale
si ottengono le curve (o insiemi di curve) di pericolosità
alla
superficie del deposito di terreno.
Analisi di
amplificazione di sito
Le analisi di
amplificazione di
sito sono state effettuate, a scopo di
confronto, con due metodologie diverse. In corrispondenza di due
verticali di indagine, esplorate mediante sondaggi geognostici e prove
geofisiche in foro e identificate con i simboli 2MS e 12MS (vedi Figura
45), sono state condotte due analisi di dettaglio con il programma ad
elementi finiti Sumdes (Li et al., 1992).
Figura
45: Mappa
geologica di Fabriano (area piccola) con posizone dei sondaggi
Ciascuna analisi è
stata effettuata applicando come moto sismico di input in roccia 78
diversi accelerogrammi selezionati dal nostro database. Queste analisi
hanno consentito di ottenere, in corrispondenza dei due punti
selezionati, le seguenti informazioni:
6.Periodo fondamentale del deposito di terreno.
7.Funzioni di amplificazione da utilizzare, insieme alle curve di
pericolosità calcolate in roccia, nella procedura di
convoluzione finalizzata alla definizione della pericolosità
sismica in superficie.
Il periodo
fondamentale del
deposito di terreno è stato ottenuto
scalando gli accelerogrammi ad un valore molto basso
dell’accelerazione
di picco (cioè PGA=0,001g), mantenendo in questo modo il
terreno
in campo pressoché elastico. In particolare si sono ottenuti
i
valori 0,18s in corrispondenza della verticale 12MS e 0,27s in
corrispondenza della verticale 2MS. Si noti che questi valori sono
paragonabili con i periodi fondamentali del deposito ricavati
dall’analisi dei microtremori con il metodo di Nakamura.
Questi
ultimi,
rappresentati mediante isolinee nella Figura 46 (Marcellini e Tiberi,
2000), si basano su rilievi strumentali di superficie che possono
essere facilmente effettuati in modo speditivo su base territoriale.
Figura
46: Periodi
fondamentali del deposito ricavati dall’analisi dei
microtremori
con il metodo di Nakamura, rappresentati mediante isolinee, e griglia
di calcolo
La
rilevanza pratica dei periodi fondamentali del deposito ai fini della
valutazione dell’amplificazione locale risulterà
evidente
nel
seguito, quando sarà descritta l’analisi di
amplificazione
condotta utilizzando le superfici di risposta.
Le funzioni di
amplificazione
AF(f) sono state ottenute mediante
regressione non lineare dei risultati delle 78 analisi. AF(f) dipende
sia dalla frequenza di oscillazione sia dall’accelerazione
spettrale al
substrato roccioso. In particolare si è adottata la seguente
funzione di regressione:
dove:
z: valore di amplificazione locale AF(f);
x: accelerazione spettrale in roccia.
Per la mappatura
della
pericolosità sismica a livello
territoriale sono state condotte numerose analisi di amplificazione
locale in corrispondenza dei nodi di una griglia di calcolo
opportunamente definita. Le analisi sono state condotte utilizzando le
superfici di risposta sviluppate nel corso del progetto le quali,
riducendo il complesso procedimento di calcolo numerico alla semplice
risoluzione di un’equazione polinomiale, si prestano in modo
eccellente
alla risoluzione automatizzata del problema su base territoriale. In
particolare si è adottata la seguente funzione polinomiale:
dove:
z: valore di amplificazione locale AF(f);
x1: 10*Sr, dove Sr è
l’accelerazione
spettrale
in roccia;
y: 1/Tf, dove Tf è il periodo
fondamentale del
deposito di terreno.
Nel caso
dell’area
piccola (circa 1.5x1.5km) è stata generata
una griglia composta da 156 punti disposti su maglia quadrata con
interasse di circa 125m (vedi Figura 46), di cui due quasi coincidenti
con le due verticali di indagine analizzate con Sumdes. Ogni nodo della
griglia è caratterizzato da un diverso valore del periodo
fondamentale, stimato in base all’analisi dei microtremori,
che
è stato inserito nella equazione polinomiale per il calcolo
della funzione di amplificazione. Nella Figura 47 è
riportata
una videata del sistema informatico con le accelerazioni di picco
calcolate nell’area in esame per un periodo di ritorno di 475
anni.
Figura
47:
Accelerazioni di picco calcolate nell’area piccola per un
periodo di ritorno di 475 anni
I
valori sono presentati in termini di isolinee, debitamente
georeferenziati. Nello stesso modo il sistema può fornire
accelerazioni di picco e spettrali per qualsiasi periodo di ritorno
oppure, viceversa, periodi di ritorno per qualsiasi livello
accelerativo e frequenza di oscillazione predefiniti.
Nel caso
dell’area grande
(circa 36x50km, vedi Figura 48) i periodi
fondamentali attribuiti alle varie formazioni geologiche sono stati
stimati in base alla descrizione delle formazioni disponibile sulla
cartografia geologica. Nelle coperture detritiche ed alluvionali, con
caratteristiche uguali o simili a quelle individuate
nell’area
piccola
descritta sopra, si è adottato un unico valore del periodo
fondamentale, circa pari al valore medio stimato sulla base delle
informazioni disponibili. Questo in quanto la cartografia adottata per
l’area grande non presenta una definizione sufficientemente
raffinata
per effettuare ulteriori distinzioni.
Figura
48: Grigia
di calcolo e accelerazioni di picco calcolate nell’area
grande
per
un periodo di ritorno di 475 anni
Confronti
Nella Figura 49
è
presentato un confronto tra lo spettro di
risposta in roccia calcolato nel corso di questo studio per un periodo
si ritorno di 475 anni e quello di riferimento (Monachesi et al.,
2000). In particolare i due spettri selezionati per il confronto sono
stati ambedue ottenuti utilizzando la legge di attenuazione di Sabetta
e Pugliese (1987), ottenuta in modo specifico per il territorio
italiano.
Figura
49:
Confronto
tra gli spettri di risposta in roccia ottenuti in questo studio e
nello studio GNDT
Si osserva che pur avendo utilizzato procedure e programmi di
calcolo diversi, e pur avendo svolto un’analisi del tutto
indipendente
per quanto riguarda lo studio dei cataloghi sismici i due spettri
possono essere considerati uguali ai fini dell’analisi di
pericolosità. Il nuovo modello è stato utilizzato
anche
per un’analisi di maggiore complessità, dove
vengono messe
in
conto anche le incertezze di tipo epistemico mediante una procedura ad
albero logico. Gli spettri mostrati nella Figura 50 sono riferiti al
50° ed all’84° percentile, rispettivamente.
Si noti la
congruenza tra il valore mediano dello spettro e lo spettro ottenuto
senza tenere conto dell’incertezza dei parametri di
input.
Figura
50: Confronto
tra gli spettri di risposta in roccia ottenuti considerando o
trascurando l’incertezza epistemica
Gli spettri di
risposta
ottenuti in superficie, in corrispondenza delle
verticali di indagine 2MS e 12MS utilizzando il programma Sumdes sono
stati confrontati con gli spettri ottenuti nelle stesse collocazioni
mediante le superfici di risposta adottate nel sistema informatico. In
primo luogo (Figure 51a e 51b) sono confrontati gli spettri ottenuti
assegnando valori molto bassi alla deviazione standard che caratterizza
le funzioni di regressione utilizzate con Sumdes e le superfici di
risposta.
Figura
51a: Confronto
tra gli spettri di risposta in superficie ottenuti con le funzioni di
regressione calcolate con Sumdes e con le superfici di risposta
imponendo una dev. st. molto bassa -Vert. 2MS
Figura
51b: Confronto
tra gli spettri di risposta in superficie ottenuti con le funzioni di
regressione calcolate con Sumdes e con le superfici di risposta
imponendo una dev. standard molto bassa -Verticale 12MS
In questo modo si può verificare che i valori di AF(f)
ottenuti con i due diversi metodi sono ragionevolmente simili se si
trascura l’effetto della dispersione dei dati. Inserendo
l’effetto
della deviazione standard le differenze aumentano e in particolare, per
frequenze inferiori a 5Hz, i valori di amplificazione previsti dalle
superfici di risposta superano sensibilmente quelli calcolati sui siti
specifici (Figure 52a e 52b).
Figura
52a: Confronto
tra gli spettri di risposta in superficie ottenuti con le funzioni di
regressione calcolate con Sumdes e le superfici di risposta
considerando per ciascun caso la dev. standard calcolata -Verticale
2MS
Figura
52b: Confronto
tra gli spettri di risposta in superficie ottenuti con le funzioni di
regressione calcolate con Sumdes e le superfici di risposta
considerando per ciascun caso la dev. standard calcolata -Verticale
12MS
Questa differenza si spiega con la
maggiore deviazione standard che caratterizza le superfici di risposta
per quell’ambito di frequenze, come evidenziato nella Figura
53.
Infatti le superfici di risposta comprendono una
molteplicità di
possibili diverse stratigrafie con in comune il solo periodo
fondamentale del terreno. D’altra parte le analisi effettuate
con
Sumdes sono state realizzate per quei siti specifici e sono quindi
caratterizzate da un minore livello di incertezza. Si conclude che i
risultati ottenuti sono del tutto soddisfacenti, e che il comportamento
delle superfici di risposta si è rivelato
all’altezza, se
non
superiore, alle nostre stesse aspettative.
Figura
53: Deviazioni
standard in funzione delle frequenze
Analogamente a
quanto fatto per
il moto sismico in roccia (vedi Figura
50), anche per il moto sismico in superficie è stata
effettuata,
a titolo di esempio, un’analisi in cui sono state messe in
conto
le
incertezze di tipo epistemico (vedi Figura 54). L’analisi
è
stata condotta in corrispondenza della verticale di indagine 2MS. Gli
spettri mostrati nella Figura 50 sono riferiti al 50° ed
all’84° percentile, rispettivamente, e anche in
questo caso
si nota
la congruenza tra il valore mediano dello spettro ottenuto senza tenere
conto dell’incertezza dei parametri di input.
Figura
54: Confronto
tra gli spettri di risposta in superficie ottenuti considerando o
trascurando l’incertezza epistemica
Conclusioni
La verifica finale
del sistema
sviluppato nel corso di questo studio
è stata effettuata facendo riferimento ad un caso reale, ed
in
particolare all'area del comune di Fabriano colpita dal terremoto che
ha interessato le Regioni Umbria e Marche nel Settembre-Novembre 1997.
Per tale è tra l’altro disponibile uno strudio di
microzonazione
sismica a cura del GNDT (Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti).
L’analisi
è
composta di due fasi successive. In primo luogo
è stata calcolata, su base territoriale, la
pericolosità
sismica in roccia utilizzando il modulo di pericolosità. In
secondo luogo sono state condotte analisi di amplificazione di sito
tese a definire le caratteristiche dei parametri sismici alla
superficie dei depositi alluvionali o detritici presenti
nell’area di
studio.
I risultati
ottenuti mediante
le analisi sopra descritte sono stati
confrontati con quelli ottenuti nel corso degli studi precedenti per
verificarne la congruità o metterne in luce, ove rilevanti,
le
differenze.
Il confronto tra i
risultati
dell’analisi effettuata nel corso di
questo studio e le valutazioni presentate nello studio del GNDT
evidenziano la congruità dei risultati ottenuti e
l’affidabilità del sistema sviluppato. I dati
geotecnici,
geofisici e geologici contenuti nello studio del GNDT hanno inoltre
consentito di verificare i criteri geotecnici e geologici utilizzati
dal sistema per le analisi di amplificazione locale. A questo fine sono
state confrontate analisi di risposta condotte mediante analisi
numeriche specifiche in corrispondenza di due diverse verticali di
indagine con analisi condotte su base territoriale
utilizzando le
superfici di risposta sviluppate nel corso di questo studio. Il
confronto ha fornito risultati pienamente soddisfacenti. Infine sono
state condotte analisi per la determinazione della
pericolosità
sismica, sia in roccia che in superficie, tenendo conto
dell’incertezza
dei parametri di input del modello. L’analisi ha
fornito
risultati soddisfacenti e congruenti con il caso base.
In conclusione le
verifiche
effettuate hanno dimostrato che i risultati
conseguiti nel corso del progetto dono soddisfacenti e che gli
obbiettivi posti all’inizio del lavoro sono stati raggiunti.