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LA
SEZIONE "STRUTTURA"
DEL SISTEMA
La
sezione
"Struttura"
del software AESP, che opera nel sistema eRiskZone, è
configurata sulla base delle caratteristiche e dei parametri
strutturali necessari per l'analisi semplificata di
vulnerabilità
sismica.
Attraverso
l'interfaccia
l'utente può caratterizzare la propria struttura in maniera
semplice ed efficace: non è infatti richiesta l'immissione
diretta di alcun dato numerico né, tantomeno, alcuna
descrizione letterale. Sono presenti semplici strumenti, come il menu
a discesa, la barra di scorrimento e la casella di opzione, che
consentono di selezionare, tra le varie possibilità, quella
corrispondente alla configurazione della struttura in esame. Agendo
sui vari parametri si riesce ad indagare una casistica abbastanza
ampia, rappresentativa di buona parte del patrimonio edilizio
italiano e delle più comuni situazioni in cui si possono
imbattere professionisti e tecnici delle Amministrazioni pubbliche.
Alcuni parametri sono stati caratterizzati in modo da renderli
coerenti con le prescrizioni della normativa vigente.
Le
informazioni
richieste
dalla sezione "Struttura" fanno riferimento a 6 distinti
aspetti: tipo di edificio (destinazione), tipologia strutturale,
epoca di costruzione, numero di piani, altezza media di interpiano,
parametri di regolarità (al momento limitati al caso di
edificio regolare sia in pianta sia in altezza).
Tipo
di
edificio
Questo campo tiene
conto della
destinazione della struttura analizzata, o meglio alla sua Classe di
Importanza, un aspetto introdotto dalla normativa per modulare i
livelli di sicurezza richiesti alla struttura stessa, in ragione del
suo uso e della sua tipologia, nonché in funzione delle
conseguenze di un eventuale danneggiamento o collasso. In particolare,
le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni (vedi Decreto 14 settembre
2005 pubblicato nel Suppl. Ord. n. 159 della G.U. n. 222 del
23.09.2005) al punto 2.5 prevedono due classi di importanza (1 e 2),
che si ricollegano ad altrettanti valori della Vita Utile di progetto,
cioè il periodo di tempo in cui la struttura deve poter
essere
utilizzata per lo scopo al quale è destinata. Le due classi
sono
così definite:
- Classe 1: vita utile di 50 anni, periodo di ritorno
da
considerare per i fenomeni naturali coinvolti 500 anni. Riguarda le
costruzioni il cui uso prevede normali affollamenti, senza contenuti
pericolosi per l'ambiente e senza funzioni pubbliche e sociali
essenziali. Industrie con attività non pericolose, reti
viarie e
ferroviarie la cui interruzione non provoca situazioni di emergenza.
- Classe 2: vita utile di 100 anni, periodo di ritorno
da
considerare per i fenomeni naturali coinvolti 1000 anni. Riguarda le
costruzioni il cui uso prevede affollamenti significativi, industrie
con attività non pericolose, reti viarie e ferroviarie la
cui
interruzione provochi situazioni di emergenza e costruzioni con
funzioni pubbliche o strategiche importanti, sociali essenziali.
Per ciascuna
classe, la
normativa distingue 2 ulteriori sottoclassi in funzione del Costo
Relativo (Alto, Basso) delle misure migliorative della sicurezza, dove
il termine costo relativo esprime il rapporto tra il costo necessario
per migliorare la sicurezza e il costo di costruzione. Tutto
ciò
si traduce poi in una modulazione dei livelli di sicurezza nei
confronti degli Stati Limite Ultimi (SLU), che viene espressa come
limite superiore della probabilità di collasso annua (cfr.
Tabella 2.5.II, TU). All'interno della stessa classe, se il costo
relativo è alto, si è disposti ad accettare un
livello di
affidabilità minore e quindi una probabilità di
collasso
maggiore. Analogamente, a parità di costo relativo, il
livello
di affidabilità della classe 2 deve essere maggiore rispetto
alla 1.
Nel
caso in cui l’utente selezioni il metodo avanzato
(vedi la sezione dedicata ai dati geotecnici) e la struttura di
interesse appartenga alla Classe
1,
il software AESP calcola la pericolosità sismica per un
periodo
medio di ritorno di 475 anni; d’altro canto, se la struttura
di
interesse appartiene alla Classe
2,
la pericolosità sismica viene calcolata per un periodo medio
di
ritorno di 975 anni. D’altro canto, nel caso in cui
l’utente selezioni il metodo
base (vedi
la sezione dedicata ai dati geotecnici) il software AESP calcola la
pericolosità sismica per un periodo di ritorno medio di 475
anni
applicando inoltre, nel caso di struttura di Classe 2, un
“fattore di importanza” (fattore che amplifica
l’azione sismica di riferimento) pari ad 1,4.
Tipologia
strutturale
Nell'analisi
di
una
costruzione, la caratterizzazione della struttura rappresenta uno dei
passi fondamentali, in quanto solo conoscendo questo aspetto
è
possibile schematizzare la risposta alle azioni sollecitanti,
procedendo con adeguati modelli e procedure di calcolo.
La
prima
discriminante di
qualsiasi valutazione è rappresentata dal materiale
strutturale che incide tanto sulle possibili configurazioni
resistenti, gli schemi strutturali appunto, quanto sugli aspetti
tecnologici ed architettonici. Tra i materiali più diffusi
si
possono citare il calcestruzzo armato, l'acciaio, la muratura e il
legno; per ognuno di essi, inoltre, è possibile individuare
delle sotto-categorie tenendo conto di ulteriori differenziazioni,
quali i sistemi resistenti o le tecniche costruttive.
Il
software AESP
è
stato sviluppato per fornire un prima valutazione circa la sicurezza
di una struttura ubicata sul territorio italiano, pertanto si
è
cercato di individuare un insieme di tipologie strutturali
rappresentative proprio della nostra realtà nazionale. Un
altro aspetto che ha inciso sulla scelta è stata la
modellazione della risposta sismica; l'approccio semplificato del Capacity
Spectrum Method infatti,
è attualmente
disponibile solo per determinate tipologie.
La
principale
fonte
presa a riferimento per la classificazione tipologica è
costituita dalla scala macrosismica europea EMS-98 (European
Macroseismic Scale) (Grunthal,
1998), che riporta una descrizione
dettagliata delle tipologie strutturali più diffuse e
aderenti
al contesto europeo. In particolare, va sottolineato che la scala
EMS-98 dedica molta attenzione alla classificazione delle costruzioni
in muratura, tipicamente le più comuni e sovente
vulnerabili,
soprattutto nell'area mediterranea.
Assunta
come base,
la
suddetta classificazione è stata quindi integrata dalle
proposte di Giovinazzi e Lagomarsino (2001) per quanto concerne le
costruzioni in muratura, e dalla classificazione delle norme
americane FEMA 178 (BSSC, 1992) e 310 (ASCE, 1998) per le strutture
in acciaio e calcestruzzo armato.
-
Telai
in acciaio a nodi rigidi (S1):
strutture costituite dai telai di colonne e travi in acciaio. I telai
sviluppano la loro rigidezza attraverso connessioni a momento parziali
o totali. In alcuni casi, i nodi trave-colonna hanno una limitata
capacità di resistenza al momento, ma in altri casi le travi
e
le colonne sono connesse come telai a nodi rigidi, in modo da resistere
completamente alle forze laterali. Le forze laterali sono trasferite ai
telai grazie agli orizzontamenti che possono essere realizzati con
diverse tecnologie. I telai sono distribuiti uniformemente nella
struttura per resistere alle azioni laterali in entrambe le direzioni
orizzontali. Rispetto agli edifici con setti, le strutture intelaiate
sono più flessibili e, pertanto, sono soggette a spostamenti
di
interpiano maggiori che possono provocare maggiori danni non
strutturali.
-
Telai
in acciaio controventati (S2):
si
tratta di strutture intelaiate in acciaio costituite da travi e
colonne, del tutto simili ai telai a nodi rigidi, eccetto che nel
sistema di resistenza alle azioni laterali, non più
demandato
alle connessioni travi-colonne, bensì ad appositi
controventi.
-
Telai
in calcestruzzo armato (C1): si
tratta
di strutture in calcestruzzo armato simili, per concezione della
risposta strutturale, ai telai in acciaio a nodi rigidi. Lo schema
strutturale consiste in telai formati da travi e pilastri connessi da
nodi resistenti alle sollecitazioni flettenti e taglianti; in tal modo
la struttura è in grado di resistere sia alle azioni
verticali
che a quelle orizzontali. In generale, il comportamento dei telai in
calcestruzzo armato è influenzato da alcuni parametri quali
il
rapporto tra l'altezza delle colonne e la lunghezza delle travi, le
caratteristiche geometriche e di armatura degli elementi strutturali,
nonché le proprietà meccaniche dei materiali
(calcestruzzo e acciaio). A titolo di esempio, gli edifici progettati
in assenza di normativa sismica sono generalmente caratterizzati da
pilastri con un'armatura a taglio pari al minimo previsto dalla norma
ordinaria, cioè una condizione sensibilmente carente nei
confronti dell'azione orizzontale indotta dal sisma, in quanto
suscettibile di produrre rotture fragili localizzate che possono
provocare il collasso dell'intera struttura. Viceversa le costruzioni
progettate secondo i moderni criteri normativi sono in grado di
garantire un comportamento duttile che, sotto l'azione del sisma,
consente di sviluppare grandi deformazioni, senza giungere ai
meccanismi di rottura fragile localizzata o generale (collasso).
-
Setti
in calcestruzzo armato (C2): il
sistema
resistente alle azioni orizzontali è rappresentato da pareti
di
taglio in calcestruzzo che, generalmente, sono anche setti portanti. Si
tratta di strutture caratterizzate da una rigidezza maggiore rispetto
ai telai in c.a., tuttavia se i setti non sono distribuiti
uniformemente in pianta e in elevazione diventano temibili gli effetti
torsionali. Negli edifici meno recenti si rilevano sovente setti
piuttosto estesi in cui si sviluppano bassi livelli tensionali ma, per
contro, caratterizzati da deboli armature e scarsa connessione con gli
altri elementi strutturali, specialmente le travi.
-
Telai
prefabbricati in calcestruzzo armato (PC):
si tratta di edifici costituiti da telai di pilastri e travi
prefabbricati in calcestruzzo che sostengono diaframmi di piano e di
copertura anch'essi prefabbricati. Generalmente, le travate sono
sostenute dai pilastri attraverso opportune mensole predisposte sugli
stessi elementi verticali. Le forze laterali sono equilibrate dai telai
che sviluppano la loro rigidezza attraverso i nodi trave-pilastro,
questi possono essere rigidamente connessi attraverso giunti saldati
oppure mediante successivo getto di chiusura del nodo.
-
Case
in
terra o con mattoni crudi (M2):
si tratta di costruzioni presenti
solo in aree di limitata estensione, dove le caratteristiche
dell’argilla consentivano tale tecnica costruttiva, tuttavia
molto varia e caratterizzata da comportamenti diversi nei riguardi del
sisma: in alcuni casi la terra, semplicemente impastata con acqua, era
utilizzata come un conglomerato gettato in casseforme di legno; altre
volte si ha una muratura di mattoni crudi, ovvero essiccati al sole,
con interposta malta che presenta, in genere, caratteristiche piuttosto
scarse; infine, esistono edifici con una vera e propria intelaiatura
lignea, nei quali la terra od i mattoni crudi costituiscono una
tamponatura fortemente collaborante.
-
Muratura
di pietre sbozzate (M3): le
costruzioni in pietre sbozzate o a spacco differiscono da quelle in
pietra grezza in quanto le pietre hanno avuto una qualche lavorazione
prima del loro impiego. La muratura presenta spesso una disposizione
per corsi orizzontali, una buona alternanza dei giunti verticali ed una
minore necessità di malta, anche grazie all’uso di
scaglie
o zeppe; inoltre, si riscontra spesso l’utilizzo di pietre
più grandi, disposte trasversalmente per collegare i due
paramenti nello spessore o alternate nei cantonali e nei martelli, per
migliorare l’ammorsamento tra le pareti ortogonali.
-
Muratura
di pietre squadrate (M4): le
costruzioni realizzate con pietre
grandi ed accuratamente squadrate sono in genere gli edifici
monumentali, i castelli, le ville, i palazzi, ecc.. Questi edifici
possiedono generalmente grande resistenza e limitato degrado (per il
ridotto impiego di malta).
-
Muratura
di mattoni (M5): si tratta delle
costruzioni in muratura di
mattoni, che possono presentare differenti tipologie di solaio. Gli
edifici in mattoni mostrano un buon comportamento se sono presenti
catene metalliche a collegamento delle pareti. In genere, la
vulnerabilità è influenzata dal numero, dalla
dimensione
e dalla posizione delle aperture: grandi aperture comportano infatti
maschi murari e cantonali di dimensioni ridotte; inoltre è
preferibile una distribuzione regolare delle aperture. Infine vanno
considerati gli spessori murari e la distanza tra i muri interni di
spina: se eccessiva si hanno grandi facciate senza irrigidimenti
perpendicolari. All’interno di tale categoria può
essere
effettuata un’ulteriore differenziazione in virtù
della
tecnologia costruttiva che caratterizza i solai, si ha così:
-
Muratura
di
mattoni con solai in legno (M5.1);
-
Muratura
di
mattoni con volte in muratura (M5.2);
-
Muratura
di mattoni con putrelle e voltine in laterizio (M5.3).
-
Muratura
non armata con solai in ca (M6):
muratura realizzata con pietra lavorata, laterizi o blocchi di cemento
con solai in c.a. Negli edifici in muratura più recenti,
quelli
eseguiti nella seconda metà del XX secolo, le pareti sono in
genere realizzate con elementi artificiali (mattoni, laterizi forati,
blocchetti in conglomerato) o con pietre tenere lavorate (tufo,
calcarenite, ecc.); a livello dei solai, solitamente di tipo
latero-cementizio è in genere presente un cordolo in c.a..
-
Muratura
armata (M7): Nella muratura
armata
vengono inserite barre o reti in acciaio, verticali e/o orizzontali, in
fori presenti negli elementi o nei giunti orizzontali di malta; in tal
modo si viene a creare un materiale composito particolarmente duttile e
di elevata resistenza. La muratura confinata consiste in una muratura
costruita all’interno di una maglia di colonne e travi in
c.a.,
che tuttavia non sono armate in modo tale da essere considerate
strutturalmente un telaio in c.a.; la muratura non costituisce quindi
solo una tamponatura, ma rappresenta il principale elemento
strutturale.
Epoca
di
costruzione
Il
software AESP
è
stato sviluppato per fornire valutazioni di massima sia per gli
edifici di nuova progettazione che per le costruzioni esistenti.
È
ormai frequentissimo che i progettisti debbano confrontarsi con il
recupero del patrimonio edilizio esistente piuttosto che con la
progettazione ex-novo. Si apre così un frangente complesso
in
cui emergono i risvolti legati alla conoscenza dello schema
strutturale, della qualità dei materiali e di altri aspetti
necessari per l'analisi strutturale completa, nella fattispecie
sismica.
La
prassi comune
si basa
sul reperimento di tutte le informazioni già disponibili
(relazioni di calcolo, elaborati grafici, certificati di collaudo,
ecc.), da verificare opportunamente sul campo, per poi procedere, se
necessario, con indagini diagnostiche più o meno distruttive
in funzione delle peculiarità della struttura analizzata e
del
livello di dettaglio richiesto. Tutto questo esula dagli obiettivi
dell'applicativo AESP, tuttavia partendo da questa impostazione
è
stato riconosciuto un criterio per caratterizzare gli edifici
esistenti: l'epoca di
costruzione. Una volta
individuata la
tipologia strutturale più consona al manufatto in esame
infatti, mediante il parametro "età" è
possibile risalire al tipo di normativa vigente al momento
dell'edificazione, e da questa alla risposta comportamentale della
struttura sulla base di danneggiamenti reali osservati.
Tale
impostazione
può
essere ritenuta adeguata per le strutture in cemento armato e in
acciaio, due materiali strutturali che hanno visto un massiccio
impiego a partire dalla fine della seconda guerra mondiale; pertanto
i mutamenti della normativa hanno interessato un numero non
trascurabile delle strutture realizzate.
Per
quanto
riguarda le
strutture in muratura, la questione non può essere posta
negli
stessi termini in quanto, sebbene la normativa tecnica sia
effettivamente migliorata nel corso degli anni, il numero di
costruzioni edificate ex-novo
è piuttosto limitato
rispetto alla consistenza del patrimonio esistente. Un'ulteriore
semplificazione proviene dalla stessa evoluzione delle costruzioni in
muratura, infatti si può ragionevolmente ritenere che ogni
materiale costruttivo (pietra sbozzata, pietra squadrata, mattone,
ec.) sia sostanzialmente correlato con un insieme di tecnologie
(volte, solai in legno, ecc.) e peculiarità costruttive
(presenza di catene, ammorsamenti tra i muri, ecc.) che consentono
poi di caratterizzare il comportamento della struttura.
La
classificazione
tipologica definita in precedenza prevede un numero significativo e
sufficiente per descrivere le costruzioni in muratura rappresentative
a livello nazionale, in particolare le prime 7 tipologie (muratura di
pietra grezza, case in terra, muratura di pietre sbozzate, m. di
pietre squadrate, m. di mattoni con solai in legno, m. mattoni con
volte in muratura, m. di mattoni con putrelle e voltine in laterizio)
costituiscono le murature "storiche", mentre le ultime 2
(muratura non armata con solai in ca, muratura armata) rappresentano
le costruzioni più recenti.
Riassumendo,
il
parametro
"epoca di costruzione" interviene effettivamente come
parametro solo per le strutture in calcestruzzo armato e in acciaio.
All'interno di AESP, la selezione dell'epoca di costruzione avviene
attraverso un menu a tendina, che riporta le fasce di età
individuate dalla seguente tabella.
Tabella
2
Livelli
di progettazione associati all’epoca di costruzione per gli
edifici
in c.a. ed acciaio.
-
|
Epoca
di costruzione
|
Livello
di progettazione (Design
Level)
|
|
<
1974
|
Pre-code
|
|
>
1974 in zone non classificate
|
Pre-code
|
|
1974-1996
in zone classificate
|
Low-Code
|
|
1996
in zone classificate
|
Moderate-Code
|
|
Edificio
nuovo
|
High-Code
|
Gli intervalli
temporali individuati in tabella corrispondono ai mutamenti
più
significativi della normativa antisismica italiana.
Analizzando
la
storia
della legislazione tecnica (De Marco et al, 2000), sono tre i
provvedimenti che hanno introdotto le maggiori innovazioni dal punto
di vista progettuale: la legge n.64 del 1974, il D.M. 16 gennaio 1996
e l'OPCM n. 3274 del 2003.
-
La
legge 2
febbraio 1974, n. 64, ha innovato fortemente il quadro normativo sulla
sicurezza delle costruzioni, sia in generale che nelle zone sismiche.
Essa infatti ha stabilito alcuni principi generali, anche di carattere
tecnico, affidando ad appositi decreti ministeriali il compito di
disciplinare i diversi settori delle costruzioni. In forza
dell’art. 3 della stessa legge, con il decreto del 3 marzo
1975
è stata emanata quella che si può definire la
prima
normativa sismica italiana in quanto, a differenza delle precedenti, si
distingue per l’introduzione dello spettro di risposta in
funzione del periodo proprio della struttura e la
possibilità di
eseguire l’analisi dinamica.
-
Il
Decreto
Ministeriale del 16 gennaio 1996 ha consentito di utilizzare il metodo
di verifica agli stati limite in aggiunta a quello alle tensioni
ammissibili, inoltre ha permesso l'utilizzo di sistemi di isolamento
sismico o di dispositivi per la dissipazione dell’energia
trasmessa dal sisma.
-
Infine,
le
più significative innovazioni sono state introdotte con
l'Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20
marzo 2003. In primo luogo l’intero territorio nazionale
è
soggetto alla classificazione sismica, articolata in quattro zone, la
cui definizione spetta alle Regioni, seguendo la proposta elaborata su
scala nazionale, ma con la possibilità di elaborare mappe di
pericolosità sismica a livello regionale. Sotto il
profilo
propriamente progettuale, l’OPCM 3274 (e successive modifiche
ed
integrazioni) è stata pensata ed elaborata per essere
pienamente coerente con la normativa definita a livello europeo
(Eurocodice 8). Infatti, per la prima volta la legge italiana
rivisita la quasi totalità delle strutture (edifici, ponti,
opere di fondazione e di sostegno) e, soprattutto, abbandona
definitivamente il tradizionale sistema di progettazione, basato sul
concetto convenzionale di “tensione ammissibile”,
optando
per
quello più recente e rigoroso di tipo prestazionale, degli
“stati limite”.
Considerando
gli
intervalli temporali individuati dalle normative suddette, sulla base
di giudizi esperti è stato quindi associato un livello di
progettazione (design level)
corrispondente alle indicazioni
della metodologia americana HAZUS (NIBS, 1999) che prevede 4 livelli: Pre-Code,
Low-Code, Moderate-Code, High-Code.
Numero
di
piani
Si
tratta di un
parametro
strutturale altamente significativo sotto il profilo della risposta
sismica. Incrociando questa informazione con l’altezza media
di
interpiano si riesce a determinare l’altezza
dell’edificio,
e da
quest’ultima, tenendo conto della tipologia strutturale,
è
possibile stimare il periodo proprio, come sarà precisato
nel
prossimo paragrafo. All’aumentare dell’altezza, in
genere
gli
edifici sono penalizzati dall’azione sismica,
perché
aumentano le masse in gioco e quindi le stesse forze sismiche, con
ripercussioni in termini di sollecitazioni sia sulla struttura in
elevato sia, in particolare, sulle fondazioni. Nondimeno,
l’effetto
del sisma è altrettanto significativo dal punto di vista
deformativo, un aspetto critico per gli elementi non strutturali e
per gli effetti di interazione (es. martellamento) con le strutture
adiacenti.
Altezza
media
di interpiano
Conoscendo
l’altezza
media tra due piani consecutivi ed il numero di livelli, di cui al
precedente paragrafo, è possibile stimare
l’altezza totale
dell’edificio e, da questa, il periodo fondamentale di
vibrazione
della struttura. Esistono numerosi contributi in letteratura che,
sulla base di formule semplificate, consentono di pervenire ad una
stima del periodo della struttura.
Una
tra le
relazioni più
utilizzate è quella che esprime la correlazione tra il
periodo T
[s] e l’altezza H [m] nella
seguente
forma:

dove
C è un
coefficiente moltiplicativo che dipende della tipologia strutturale
(cfr. Tabella 3).
Tabella
3
Coefficienti
per il calcolo del periodo fondamentale di vibrazione relativo
alle
tipologie strutturali considerate
|
Sigla
|
Tipologia
strutturale
|
C
|
|
S1
|
Telai
in acciaio a nodi rigidi
|
0.10
|
|
S2
|
Telai
in acciaio controventati
|
0.085
|
|
C1
|
Telai
in calcestruzzo armato
|
0.075
|
|
C2
|
Setti
in calcestruzzo armato
|
0.07
|
|
PC
|
Telai
prefabbricati in calcestruzzo armato
|
0.07
|
|
M1
|
Muratura
di pietra grezza
|
0.055
|
|
M2
|
Case
in terra o con mattoni crudi
|
0.07
|
|
M3
|
Muratura
di pietre sbozzate
|
0.05
|
|
M4
|
Muratura
di pietre squadrate
|
0.045
|
|
M5.1
|
Muratura
di mattoni con solai in legno
|
0.045
|
|
M5.2
|
Muratura
di mattoni con volte in muratura
|
0.0525
|
|
M5.3
|
Muratura
di mattoni con putrelle e
voltine in laterizio
|
0.05
|
|
M6
|
Muratura
non armata con solai in ca
|
0.055
|
|
M7
|
Muratura
armata
|
0.04
|
I
valori del
coefficiente
C riportati in Tabella 3 sono stati dedotti dall’Eurocodice 8
per
le tipologie S2 e C1, mentre, per quanto riguarda le murature, si
è
fatto riferimento a Cattari et al (2005). Infine, per le tipologie
S1, C2 e PC, l’attribuzione del coefficiente C è
stata
effettuata sulla base di un giudizio esperto elaborato a partire dai
valori di periodo forniti dalla metodologia HAZUS (NIBS 1999).
Parametri
di regolarità
L’osservazione
del
danno a seguito di eventi sismici ha evidenziato chiaramente
l’elevata vulnerabilità delle costruzioni
irregolari, sia
dal punto di vista planimetrico (presenza di sporgenze e rientranze,
differenza consistente delle dimensioni nelle due direzioni del
piano, asimmetria delle masse e delle rigidezze, ecc.) sia
altimetrico (fondazioni a quote diverse, presenza di piani deboli o
pilastri tozzi, variazione consistente delle masse e/o delle
rigidezze passando da un piano al successivo, ecc.)
È
ormai da
diverso
tempo che le normative tecniche hanno introdotto il concetto di regolarità
strutturale, al fine di limitare tutte
quelle conseguenze (effetti torsionali, martellamenti, danneggiamenti
localizzati, meccanismi di piano debole, ecc.) che il sisma produce
sui manufatti irregolari. Il modo più usuale per codificare
la
regolarità si basa sulla definizione di limiti e rapporti di
tipo geometrico e meccanico. Nella fattispecie sono stati considerati
i criteri di regolarità in pianta e in altezza
definiti
all’art. 4.3.1 dell’OPCM 3431 del 3
maggio 2005,
così come riportato nella Tabella 4. Affinché un
edificio possa essere considerato regolare in pianta, o in altezza,
deve rispettare ognuno dei criteri richiesti dalla norma.
Tabella
4
Criteri
che devono essere rispettati per la regolarità in pianta e
in
altezza
|
Regolarità
in pianta
|
1)
la configurazione in
pianta è compatta e
approssimativamente simmetrica rispetto a due direzioni ortogonali, in
relazione alla distribuzione di masse e rigidezze;
|
|
2) il rapporto tra
i lati di un rettangolo in cui
l’edificio risulta inscritto è inferiore a 4;
|
|
3) almeno una
dimensione di eventuali rientri o
sporgenze non supera il 25 % della dimensione totale
dell’edificio nella corrispondente direzione;
|
|
4) i solai possono
essere considerati infinitamente
rigidi nel loro piano rispetto agli elementi verticali e
sufficientemente resistenti.
|
|
|
|
Regolarità
in altezza
|
1) tutti i sistemi
resistenti verticali
dell’edificio (quali telai e pareti) si estendono per tutta
l’altezza dell’edificio;
|
|
2)
massa e rigidezza
rimangono costanti o variano
gradualmente, senza bruschi cambiamenti, dalla base alla cima
dell’edificio (le variazioni di massa da un piano
all’altro
non superano il 25 %, la rigidezza non si abbassa da un piano al
sovrastante più del 30% e non aumenta più del
10%); ai
fini della rigidezza si possono considerare regolari in altezza
strutture dotate di pareti o nuclei in c.a. di sezione costante
sull’altezza o di telai controventati in acciaio, ai quali
sia
affidato almeno il 50% dell’azione sismica alla base;
|
|
3) il rapporto tra
resistenza effettiva e resistenza
richiesta dal calcolo nelle strutture intelaiate progettate in Classe
di Duttilità Bassa non è significativamente
diverso per
piani diversi (il rapporto fra la resistenza effettiva e quella
richiesta calcolata ad un generico piano non deve differire
più
del 20% dall’analogo rapporto;
|
|
4) eventuali
restringimenti della sezione orizzontale
dell’edificio avvengono in modo graduale da un piano al
successivo, rispettando i seguenti limiti: ad ogni piano il rientro non
supera il 30% della dimensione corrispondente al primo piano,
né
il 20% della dimensione corrispondente al piano immediatamente
sottostante. Fa eccezione l’ultimo piano di edifici di almeno
quattro piani per il quale non sono previste limitazioni di
restringimento.
|
All’interno
del
sistema AESP, l’utente può scegliere la
configurazione in
termini di regolarità attraverso l’apposito menu a
discesa
che comprende le voci:
Va
sottolineato
che i
parametri di regolarità non intervengono nella modellazione
della risposta strutturale adottata dal software, in quanto il loro
contributo non è di immediata quantificazione. Tuttavia,
tali
aspetti rivestono grande importanza per i professionisti, infatti,
proprio sulla base dei parametri di regolarità, la normativa
(OPCM 3431-3274) prescrive quale sia il metodo di analisi da
adottare. Questa informazione è fornita agli utenti nella
sezione “Spiegazioni” del sistema AESP, soprattutto
in
vista di
analisi di dettaglio successive alle valutazioni fornite on-line.
Al
momento la scelta dell’utente è limitata al solo
caso di
edificio regolare sia in pianta sia in altezza.
Bibliografia
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1998. FEMA
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the Seismic Evaluation of Buildings
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Tecniche per le Costruzioni
(testo trasmesso alla Conferenza
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Ordinanza
del Presidente del Consiglio dei
Ministri n.
3274 del 20 marzo 2003 (Suppl. Ord. n. 72 alla G.U. n. 105 del 8
maggio 2003). Primi elementi
in materia di criteri generali per la
classificazione sismica del territorio nazionale e normative tecniche
per le costruzioni in zona sismica.
Ordinanza
del Presidente del Consiglio dei
Ministri n.
3431 del 3 maggio 2005 (Suppl. Ord. n. 85 alla G.U. n. 107 del 10
maggio 2005). Ulteriori
modifiche ed integrazioni all'ordinanza
del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003,
recante «Primi elementi in materia di criteri generali per la
classificazione sismica del territorio nazionale e di normative
tecniche per le costruzioni in zona sismica».
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